Dunque Giorgio Armani ha donato un milione e 200mila euro alle terapie intensive: e metà dei miei amici pentastellati lì a lodarlo. Lo sapete quanto è il suo patrimonio? Circa nove miliardi. Ciò significa che ha generosamente elargito lo 0,01 di quello che possiede. Come se chi ha in banca 100mila euro ne donasse 10, capirai il sacrificio. Senza contare che se dono 10 euro giustamente non lo sa nessuno, mentre Armani si è premurato di informare la stampa ottenendo un ritorno pubblicitario nettamente maggiore di quello che gli procurano, a parità di costo, le pagine acquistate sui quotidiani e riviste o gli spot televisivi. Scordavo: un milione e 200mila sono lo 0,4% dei 270 milioni che Armani versò al fisco sei anni fa dopo un’indagine della guardia di finanza; per irregolarità che forse non erano intenzionali ma intenzionale era stata la creazione di una serie di società operative localizzate in diverse parti del mondo: a quale scopo? il bene dell’Italia? Sì, sono cose che fanno tutte le multinazionali e tutti i ricconi; ma di certo il loro scopo, né quello di Armani, è il bene dell’Italia. Finché viviamo in un sistema neocapitalista e globalizzato sono azioni legali e chi le faccia non è un criminale: ma da qui a farne un eroe, un salvatore della patria e un samaritano ce ne dovrebbe passare.Del resto mi ricordo, quattro anni fa, la commozione degli italiani per il mezzo milione donato da Mark Zuckerberg per le vittime del terremoto dell’Aquila, e neanche in denaro ma in pubblicità su facebook; e lui possiede più di 60 miliardi, ossia l’equivalente del PIL (a parità di potere d’acquisto) della Libia e circa il doppio di quelli del Nicaragua, dell’Armenia o del Ruanda. È chiaro che i popoli e gli italiani in particolare meritano di essere impoveriti da pochi nababbi senza scrupoli; forse li accettano e adorano in sostituzione degli dèi che il consumismo ha ucciso.
Speravo e a volte ancora spero che il M5S, come un tempo il PCI, almeno lo sognasse un mondo in cui tutti abbiano abbastanza e nessuno troppo. Ma allora bisogna finirla di sentirsi fieri dei pochi spiccioli donati dal Movimento a chi ne ha bisogno, come se invece che un’organizzazione politica fosse la Caritas; e di credere che la microgenerosità pelosa dei miliardari aiuti la gente. L’epidemia che stiamo attraversando è solo colpa loro e della loro avidità, che negli ultimi decenni ha sottratto risorse all’assistenza sanitaria e alla ricerca pura per alimentare oscene speculazioni finanziarie. I tre milioni donati dal M5S alle terapie intensive avrebbero senso se ne parlassero giornali e televisioni; non lo fanno, loro parlano del milione di Armani; prima bisognava usare i soldi per comprarsi delle testate o dei giornalisti.
Per essere ancora più chiaro: il problema non è la Lega e non è il Pd, che giustamente non danno soldi in carità perché non è il loro compito, e che comunque qualcuno li vota; il problema sono le multinazionali e i miliardari, che possiedono la Lega e il Pd e li usano per appropriarsi gratis dei beni comuni, ottenere concessioni a prezzi di svendita e privatizzare il sistema pubblico. Soldi ce ne sono, anche in Italia, tanti; alla fine siamo ancora l’ottavo paese più ricco del mondo e il settimo per numero di milionari. Siamo in un’emergenza? Servono fondi? Quando chiesero a Willie Sutton perché rapinasse le banche, rispose: perché è lì che ci sono i soldi. Sono ancora lì ed è lì che bisogna prenderli. Ai banchieri, non ai risparmiatori.